Come si prende la difterite: contagio, sintomi e prevenzione

La notte del 20 agosto 2026 una bambina di quattro anni è morta all'Ospedale dei Bambini Di Cristina di Palermo a causa della difterite, una malattia che in Italia non causava vittime da oltre trent'anni. La piccola, Anna Rosa Bartolotta, non era vaccinata. Il suo cuginetto della stessa età, anch'egli contagiato, è sopravvissuto — in forma molto più lieve — perché aveva già completato il primo ciclo di vaccinazioni. Un caso, questo, che ha riportato al centro del dibattito pubblico una domanda che in pochi si ponevano ancora: come si prende la difterite?
Che cos'è la difterite
La difterite è una malattia infettiva acuta e potenzialmente fatale causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. Una volta entrato nell'organismo, il batterio rilascia una tossina capace di danneggiare, o addirittura distruggere, organi e tessuti. La forma più comune colpisce la gola, il naso e le tonsille; una forma più rara, diffusa soprattutto nelle zone tropicali, provoca invece ulcere cutanee. Se non trattata, la malattia è fatale in circa il 30% dei casi tra i soggetti non vaccinati.
La tossina difterica non si limita ad agire in loco: attraverso il flusso sanguigno può raggiungere organi vitali, provocando complicanze gravissime come miocardite, insufficienza cardiaca, aritmie maligne e polineuropatia.
Come si prende la difterite: le vie di contagio
La trasmissione avviene principalmente per via respiratoria: le goccioline emesse tossendo, starnutendo o semplicemente parlando a stretto contatto con una persona infetta possono raggiungere naso, bocca e mucose di chi si trova nelle vicinanze. Il rischio aumenta in ambienti chiusi e poco ventilati, e in base alla quantità di batteri presenti nell'aria.
Una seconda via di contagio, meno frequente, è il contatto diretto con oggetti o superfici contaminati dalle secrezioni del paziente: portare le mani al naso o alla bocca dopo aver toccato tali oggetti può essere sufficiente per contrarre l'infezione. Storicamente, anche il latte non pastorizzato ha rappresentato un veicolo di trasmissione, anche se oggi questo rischio è praticamente scomparso nei Paesi industrializzati.
Un aspetto particolarmente insidioso è quello dei portatori sani: una persona può ospitare il batterio e trasmetterlo senza mostrare alcun sintomo, specialmente se vaccinata. Secondo gli esperti che indagano sul caso di Palermo, è probabile che la bambina sia stata contagiata da un portatore inconsapevole tra parenti o conoscenti.
Il periodo di incubazione è breve: generalmente tra i due e i cinque giorni dall'esposizione, con possibili estensioni fino a dieci giorni. Senza terapia, un paziente può rimanere contagioso per settimane; con una cura antibiotica adeguata, l'infettività si esaurisce di solito entro 48 ore.
Chi è più a rischio? Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, la malattia può colpire a qualsiasi età, ma riguarda essenzialmente i bambini non vaccinati. Nei Paesi a clima temperato tende a diffondersi di più durante i mesi invernali.
Sintomi: come riconoscere la difterite
I sintomi iniziali sono aspecifici e possono facilmente essere confusi con una comune faringite o tonsillite: mal di gola, perdita dell'appetito, febbre leggera e debolezza. È esattamente per questo che la diagnosi precoce è così difficile — e così critica.
Entro due o tre giorni dall'esordio, sulla superficie delle tonsille e della gola compare il segno più caratteristico della malattia: una membrana grigiastra dai margini infiammati, che può diventare verdastra o nera e sanguinare. Nei casi più gravi si aggiungono gonfiore del collo e ostruzione delle vie respiratorie, che può rendere necessaria l'intubazione d'urgenza.
Le complicanze cardiache — aritmie, miocardite, insufficienza cardiaca progressiva — compaiono tipicamente nella seconda settimana di malattia e rappresentano la principale causa di morte.
Diagnosi: quando sospettarla
Poiché i sintomi iniziali si sovrappongono a molte altre infezioni della gola (faringiti batteriche e virali, mononucleosi infettiva, candidosi), la difterite richiede una particolare attenzione diagnostica. La conferma arriva attraverso l'esame batteriologico delle lesioni, con il prelievo di un campione dalle mucose orofaringee da porre in coltura per individuare il batterio o la sua tossina. Il tempo è decisivo: ritardare la diagnosi significa ritardare il trattamento, con conseguenze potenzialmente letali.
Cura: come si tratta
Non appena la difterite viene sospettata, il paziente deve essere trattato con l'antitossina difterica, che neutralizza la tossina già in circolo nel sangue, combinata con antibiotici — generalmente eritromicina o penicillina. Il malato deve inoltre essere posto in isolamento per evitare ulteriori contagi. In media, dopo soli due giorni di terapia antibiotica il paziente non è più contagioso.
Chi ha superato la fase acuta dovrebbe comunque ricevere il vaccino in seguito, perché la malattia non garantisce un'immunità duratura.
Come si previene: il vaccino antidifterico
La prevenzione è di gran lunga più efficace della cura. Il vaccino antidifterico è disponibile fin dal 1920 e utilizza una forma inattivata della tossina — il cosiddetto tossoide — che insegna al sistema immunitario a riconoscerla e neutralizzarla senza provocare la malattia. Nei Paesi in cui la copertura vaccinale è solida, la difterite è sostanzialmente scomparsa dalla pratica clinica quotidiana.
In Italia la vaccinazione è obbligatoria ed è inserita nel calendario vaccinale nazionale con questo schema, come indicato dalla Regione Piemonte e confermato dalle linee guida nazionali:
- Primo anno di vita: vaccino esavalente (tre dosi al 3°, 5° e 11° mese), che protegge anche contro tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae tipo B.
- 5-6 anni: prima dose di richiamo, in vista dell'ingresso nella scuola primaria.
- 12-18 anni: seconda dose di richiamo, in combinazione con i vaccini per tetano e pertosse.
- Adulti: richiamo ogni dieci anni, con il vaccino trivalente difterite-tetano-pertosse (dTpa).
Il vaccino è ben tollerato; la reazione più frequente è una lieve febbre. L'immunità conferita è molto elevata, ma si riduce nel tempo: per questo i richiami decennali in età adulta sono fondamentali e spesso trascurati.
La situazione in Europa e in Italia nel 2026
La difterite non è scomparsa dal continente. Secondo il rapporto epidemiologico annuale dell'ECDC pubblicato nel luglio 2026 e relativo all'anno 2024, sono stati notificati 151 casi complessivi nell'Unione Europea. Nonostante la tendenza al calo rispetto al picco del 2022, i numeri restano superiori ai livelli precedenti al 2020. Tra i casi con stato vaccinale noto, il 62% riguardava persone non vaccinate o con un numero di dosi non conosciuto.
Il caso di Palermo è il primo decesso italiano per difterite registrato dopo oltre tre decenni e rappresenta una dimostrazione concreta di quanto sia sottile il confine tra una malattia "controllata" e una malattia "riemergente": il batterio non è scomparso, è soltanto invisibile là dove quasi tutti sono vaccinati.
Per ulteriori informazioni aggiornate è possibile consultare la pagina dedicata del portale Epicentro dell'ISS e le risorse del portale europeo sulle vaccinazioni (EVIP).
Cosa fare concretamente
- Verificare il proprio stato vaccinale e quello dei propri figli rivolgendosi al medico di base o al pediatra.
- Non rimandare i richiami: molti adulti non hanno effettuato il booster decennale e risultano scoperti.
- Non confondere difterite con tonsillite: in caso di mal di gola accompagnato da febbre, malessere e — soprattutto — comparsa di membrane grigiastre sulla gola, recarsi immediatamente al pronto soccorso.
- Evitare il contatto ravvicinato con persone che presentano sintomi respiratori acuti, in particolare in ambienti chiusi.
- Affidarsi alle fonti ufficiali e ignorare la disinformazione: il presunto legame tra vaccini e autismo è stato confutato da decenni di ricerca scientifica e non ha alcuna base.
Domande frequenti
La difterite si trasmette solo per via aerea?
No. La via principale è quella respiratoria (goccioline emesse tossendo, starnutendo o parlando a stretto contatto), ma il contagio può avvenire anche toccando oggetti contaminati dalle secrezioni di un malato e portando poi le mani al naso o alla bocca. Storicamente era veicolo di infezione anche il latte non pastorizzato.
Una persona vaccinata può prendere e trasmettere la difterite?
Sì, ma in forma molto attenuata. Chi è vaccinato può ospitare il batterio e trasmetterlo senza manifestare sintomi gravi o addirittura senza alcun sintomo. È esattamente questo meccanismo — il cosiddetto portatore sano — che rende possibile una circolazione silenziosa del batterio.
Quanto dura il periodo di contagiosità?
Senza terapia, un paziente può rimanere contagioso per settimane. Con una cura antibiotica adeguata (eritromicina o penicillina), l'infettività si esaurisce generalmente entro 48 ore dall'inizio del trattamento.
Gli adulti devono fare il richiamo del vaccino antidifterico?
Sì. L'immunità conferita dal ciclo vaccinale di base si riduce nel tempo. Le linee guida raccomandano un richiamo ogni dieci anni in età adulta, con il vaccino combinato difterite-tetano-pertosse (dTpa). Molti adulti italiani non hanno effettuato questo booster e risultano esposti.
Fonti
- Difterite – Epicentro ISS
- Che malattia è la difterite – Il Post
- Difterite: cos'è, trasmissione, cura e perché il vaccino resta l'unica difesa reale – Biomed CuE
- Bimba morta a 4 anni per sospetta difterite a Palermo – ANSA
- Difterite: sintomi, rischi e vaccino – Il Fatto Quotidiano
- Malattie prevenibili da vaccino: Difterite – Regione Piemonte
- Portale europeo sulle vaccinazioni (EVIP)